Studio Arturo | L’incisione sperimentale come mezzo di comunicazione moderna

Questa è un’intervista che ho realizzato per CO-HIVE, una piattaforma dedicata agli artigiani, ai makers e ai crafters per condividere lo spazio lavorativo e gli strumenti del mestiere. Buona lettura.

Cecilia Campironi, Elena Campa e Bernadette Moens sono tre amiche che hanno deciso di lavorare insieme sotto un unico nome, Arturo, nasce così Studio Arturo.

Siete tutte donne eppure avete scelto un nome maschile. Chi è Arturo? 

Non poteva esserci domanda più azzeccata. È così che 8 anni fa lanciavamo il nostro gruppo, proprio con questa domanda. Una domanda che continuiamo a farci anche noi oggi. Perché Arturo è nato come unione di diverse personalità e nel tempo però ne ha sviluppata una tutta sua, e ora vive contemporaneamente in 3 corpi diversi.

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Com’è nato Studio Arturo e di cosa vi state occupando in questo momento?

L’embrione del gruppo si è creato durante gli anni di frequentazione dello IED di Roma e poi una volta terminati gli studi abbiamo dato un nome ed un volto a questo misterioso personaggio (si fa per dire, vedi logo).

Agli inizi l’esigenza era soprattutto quella di unire le forze, soprattutto quando vuoi buttarti nel mondo del libero professionismo ma non sai neanche bene cosa sia effettivamente. Bernadette aveva acquistato un torchio e tutte insieme abbiamo deciso di trovare un posto che lo ospitasse. E da lì è iniziato tutto.

Dopo la pausa estiva, adesso in settembre, stiamo riprenderemo le nostre attività personali ed i workshop dello studio, a cui si aggiungerà l’ormai tradizionale uscita del Mesario di Arturo 2016.

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Inizialmente Studio Arturo era basato principalmente sull’autoproduzione, mentre ora è diventato un vero e proprio lavoro su commissione. Cos’è cambiato nel vostro modo di creare? 

Sì all’inizio avevamo uno studio tutte insieme a San Lorenzo, poi ci siamo spostate al Pigneto e poi abbiamo cominciato a sparpagliarci fisicamente, più precisamente adesso ci dividiamo tra Roma, Milano ed a breve Bruxelles. Negli anni in cui avevamo un luogo comune abbiamo sperimentato diverse forme di autoproduzione, partecipando a fiere, festival ed eventi con il nostro caro banchetto. Ovviamente stando tutte insieme era più facile produrre a più mani.

Ora che viviamo in città differenti le cose sono cambiate. Ognuna di noi si porta dietro il bagaglio dell’esperienza condivisa negli anni precedenti e lo fa suo strumento di lavoro, e anche se delle volte capita che dietro alcuni progetti lavora solo una di noi, il nome, il caro vecchio Arturo, è sempre lì, e con lui ci sono anche le altre in qualche modo.

I lavori a più mani sono diventati lavori a più teste per meglio dire, e se decidiamo di produrre una cosa tutte insieme, ci dividiamo i compiti. La stessa cosa vale per i lavori che ci vengono commissionati, se sono consistenti ci lavoriamo tutte, oppure 2 di 3.

Utilizzate diverse tecniche di stampa artigianale. Con quale riuscite ad esprimervi più liberamente e dove trovate l’ispirazione per i vostri lavori? 

Abbiamo sempre prevalentemente lavorato su linoleum, con intense parentesi di acquaforte e puntasecca, di cui Bernadette fa un uso sempre poetico, e ora che spesso siamo in giro, usiamo molto i timbri, che sono versatili e più semplici da realizzare, o la macchina della pasta, con cui Elena gironzola da nord a sud.

Anche qui, ognuna di noi ha il suo modo di utilizzare l’incisione e la stampa, creare motivi decorativi o illustrazioni complesse.

L’ispirazione nasce dalla tradizione, dai mercatini, dalle fiere di autoproduzione, dalla condivisione e ovviamente dal nostro patrimonio di vita quotidiana.

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Siete un gruppo, come gestite la condivisione del lavoro e quanto è importante per voi lavorare insieme?

Capita a volte che veniamo contattate alla mail dello studio. In questi casi vediamo insieme che tipo di lavoro ci viene chiesto e decidiamo chi effettivamente si occuperà della gestione o nel caso, dell’intero lavoro in base alla nostra specializzazione e alla disponibilità di ciascuna.

Il lavoro di gruppo è fondamentale e non mi riferisco solo a quello che c’è tra noi 3, ci piace anche collaborare con gli altri, che siano illustratori o realtà collettive. La condivisione è fondamentale per chi fa un mestiere come il nostro. Illustrare, fare grafica o progettazione richiede ore seduti davanti alla scrivania, spesso alienati al computer o comunque in solitaria. Collaborare ed essere curiosi alimenta la creatività e, concedetemelo, fa areare un po’ il cervello, che altrimenti l’aria si fa stantia e le idee restano stagnanti tra le 4 pareti dello studio.

Ad oggi non avete uno studio fisso, ma realizzate workshop in giro per l’Italia. Come immaginate Studio Arturo tra qualche anno?

Eh, non lo possiamo davvero sapere. Per quanto riguarda Arturo, sappiamo che continuerà a seguirci nella nostra crescita, sia professionale che personale e non viceversa.

Ci piace pensare di essere come una famiglia, e che questo legame, la passione che ci accomuna, possa restare saldo anche se una di noi decidesse di andare a vivere sulla Luna.

Per il momento le prossime destinazioni saranno Bologna, ormai a noi cara, e come novità, Genova.

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