Studio Superfluo | Agire localmente ​e pensare globalmente

Questa è un’intervista che ho realizzato per CO-HIVE, una piattaforma dedicata agli artigiani, ai makers e ai crafters per condividere lo spazio lavorativo e gli strumenti del mestiere. Buona lettura.

Oggi vi presentiamo Studio Superfluo, un laboratorio itinerante di eco-design.

Com’è nato il progetto? Qual’è l’idea che c’è dietro Studio Superfluo?

Studio Superfluo nasce nel 2010 a Roma, come contenitore di idee, formato da studenti di design. Abbiamo iniziato lavorando in un garage​ per avere un luogo di aggregazione dove poter sperimentare praticamente tecniche e tecnologie legate al mondo maker​. Durante questo periodo ci siamo interrogati sul nostro ruolo come designer per cercare delle soluzioni alternative alla figura del progettista industriale. Di grande ispirazione è stato il Laboratorio Linfa​, che con il suo lavoro incentrato sull’autocostruzione ​e l’upcycling ​ha influenzato notevolmente la nostra visione. Da quel momento abbiamo iniziato il nostro percorso verso un design etico, ​che potesse davvero rispondere a delle necessità sociali​ ed ambientali​. Il solo design del prodotto non risponde a queste caratteristiche, ma necessita di una progettazione di più ampio respiro, integrata e interconnessa con i molteplici attori di un contesto, in poche parole un approccio sistemico al design.

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Siete un collettivo eterogeneo, come gestite l’organizzazione dei lavori e dei workshop?

La nostra organizzazione è assolutamente orizzontale ​e si struttura per competenze naturali che ognuno di noi ha voluto arricchire nel tempo. Capacità diversificate e complementari, ci permettono di avere una leadership distribuita nelle differenti aree. Ad esempio, durante l’organizzazione dei lavori, le varie fasi di fundraising, comunicazione, progettazione, realizzazione e post produzione sono gestite direttamente dalla persona con maggiore competenza in quell’ambito, ma senza lavorare a compartimenti stagni. I workshop sono organizzati in base al contesto e al cliente, ma il fattore comune è l’unione di pratica e teoria​, incentrando l’attenzione sui processi innovativi, creativi e di condivisione ​piuttosto che sul prodotto finale.

Il vostro non è solo un gruppo di lavoro, ma avete un intento “educativo” ben preciso, cioè quello di spingere a riconsiderare il processo produttivo in chiave ecologica, prendendo spunto dallo sviluppo naturale. Ci sono le premesse per questo cambiamento?

La nostra filosofia di progetto si basa principalmente sul design sistemico e si riassume in:

  • Valorizzazione dei processi di input ​e output, e ​cicli chiusi per ridurre gli scarti;
  • Favorire relazioni ​tra i nodi di un sistema per avere un risultato maggiore rispetto alla somma delle parti;
  • Uomo ​e natura ​al centro del progetto;
  • Agire localmente ​e pensare globalmente. ​

Basandoci su questo sistema valoriale, l’intento del nostro lavoro è quello di trasmettere competenze e conoscenze ai destinatari dei nostri prodotti/servizi, incentivando un’attenzione al DIY​, stimolando coscienza ecologica e sociale verso il consumo critico. ​ Da parte nostra vorremmo riuscire a rendere accessibili le competenze base e progettuali per consentire a chiunque di ideare e realizzare i propri prodotti, trasformando il consumatore in produttore.

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Siete attivi da diversi anni, c’è un progetto o un evento che vi ha regalato maggiori soddisfazioni o che vi ha portato a nuove collaborazioni? 

Durante questi anni di attività abbiamo avuto modo di lavorare in tutta Italia, in Europa ed in Brasile. Ogni progetto portato a termine è una grande soddisfazione ed ogni evento contribuisce a fornire nuovi contatti e possibili collaborazioni. Ogni contesto è diverso, in Italia ​abbiamo lavorato tanto sul concetto di rigenerazione urbana, sull’​educazione al DIY e sull’upcycling. I progetti svolti negli altri paesi europei​ hanno avuto un taglio più artistico, dimostrativo e simbolico, mentre quelli in Brasile ​ci hanno formato molto da un punto di vista umano e professionale. In questo contesto siamo riusciti a realizzare attraverso finanziamenti in crowdfunding, progetti di empowerment di comunità, ​e abbiamo lasciato degli strumenti concreti per proseguire anche senza il nostro supporto.

I vostri progetti passano dalla piccola scala, come ad esempio l’amplificatore per iPhone in legno riciclato alla macro scala territoriale, come la partecipazione al Festival Internazionale della Rigenerazione Urbana di Rosarno. Come riuscite a coniugare la diversa natura e scala dei progetti? 

Una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare è rendere questo progetto sostenibile anche dal punto di vista economico, l’educazione attraverso workshop ed eventi non è sufficiente. La scelta di produrre e vendere piccoli oggetti con materiali di recupero viene incontro all’esigenza economica, ma è anche un utile strumento per diffondere i valori legati all’artigianato sostenibile e innovativo. ​I progetti micro rafforzano le connessioni, ci danno la possibilità di trovare persone interessate ai nostri macro progetti e viceversa, da questo punto di vista lavorare su due scale differenti crea nuove opportunità.

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La vostra è una rete in continua espansione. Come immaginate l’evoluzione di Studio Superfluo? 

Superfluo nasce come collettivo di design, in questa società interconnessa è impossibile pensare di poter evolvere la propria visione rimanendo chiusi in se stessi. Ci siamo sempre impegnati a trovare delle possibilità per condividere il nostro lavoro con organizzazioni che si occupano di altre tematiche e che hanno altre competenze, crediamo vivamente che solo attraverso l’interdisciplinarietà si possano sviluppare l’innovazione e la creatività necessarie per realizzare progetti di impatto sociale ed ambientale. Per il nostro futuro vogliamo rimanere fedeli a quelli che sono i valori che ci hanno spinto avanti durante questi anni e poter interpretare davvero la figura del designer etico dalla quale siamo partiti, ma per fare questo abbiamo bisogno di costruire una rete forte nella quale riconoscerci, da poter sostenere e che ci possa sostenere.

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